Dürer e düreriani

Con una mostra sull’incisione tedesca apre il centro Palazzo Rubini Vesin

Gradara (Pu) e Pesaro. Raccoglie figure, allegorie, paesaggi, miti, santi, affollate scene urbane ricreate con minuzia da Albrecht Dürer e dagli incisori tedeschi del suo tempo una mostra che nel borgo medievale di Gradara inaugura uno spazio espositivo ristrutturato e votato alla grafica: Palazzo Rubini Vesin. In nove sale «Dürer e gli incisori tedeschi del ’500» propone xilografie, bulini e acqueforti del maestro rinascimentale vissuto dal 1471 al 1528, di colleghi, allievi, emuli, collaboratori e rivali, cui si affianca «Guardando Dürer: i libri, i collages e Luca di Leida» alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Aperte fino al 16 febbraio, le due rassegne hanno come organizzatori i rispettivi Comuni, la società Gradara Innova e l’Ente Olivieri-Biblioteca e Musei Oliveriani di Pesaro.
Spiega il curatore Luca Baroni, storico dell’arte e dottorando alla Scuola Normale di Pisa: «Esponiamo opere da collezioni private del territorio e nazionali, non da raccolte pubbliche, che quindi non sarebbero visibili. Vogliamo raccontare l’intero contesto per offrire un approccio al mondo dell’incisione tedesca. Abbiamo oltre sessanta artisti: Martin Schongauer (1450 ca-1491), Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553), autori praticamente sconosciuti, monogrammisti, copisti tra l’altro di Dürer del quale cerchiamo di fornire un’antologia completa con un centinaio di lavori in più casi eccezionali». I circa quattrocento pezzi totali spingono i promotori a definirla «la più grande mostra sull’argomento mai presentata in Italia». È davvero così? «A quanto mi risulta a livello bibliografico lo è ma sono pronto a correggermi. L’aspetto più sorprendente è stata la risposta entusiasta dei collezionisti i quali ci hanno anche donato i diritti di riproduzione per una monografia pubblicata da Officina Libraria».
Quanto a Palazzo Rubini Vesin, il 26enne Baroni ne è curatore espositivo «a titolo gratuito perché amo l’incisione. Fondato nel 1707, rimaneggiato, già deposito comunale, l’edificio ora è uno spazio culturale. Con Dürer apriamo un ciclo di nove mostre quadrimestrali fino al 2021 focalizzate sulla grafica intesa come incisione e fotografia anche perché sull’argomento il Montefeltro ha una vocazione storica».

Stefano Miliani