Diario a otto mani

Fino al 31 gennaio, alla Galleria L’Attico, parole e immagini di quattro artisti illustrano un percorso nella psicologia, tra drammi e confessioni, dell’atto creativo. «Doppio diario» è il titolo di questa mostra concepita da Fabio Sargentini come una messa in scena di brani di vita, arte e letteratura. Qui le opere di Leoncillo, Mafai, Pascali e Pizzi Cannella sono raccontate in modo inedito attraverso le parole degli stessi artefici. Alla singola opera è dedicato, in sale separate, un allestimento speciale di luci e suoni, che invitano al raccoglimento. A guidare il dialogo con l’opera la voce registrata di Elsa Agalbato che recita parti di diario o dichiarazioni pertinenti l’opera. La scultura di Leoncillo, «Ore d’insonnia» del ’58, è accompagnata dal racconto, tratto da un diario, di ore d’insonnia trascorse a osservare la cottura di una scultura dallo spioncino del forno: «Brucia tutto. Trema e brucia, palpita e brucia. Mi venisse nelle vene questo calore risolvente ogni cosa. Questa luce bruciante distruggesse dubbi e affanni». Da casse poste dietro il dipinto di Mafai del ’61 «Biografia n. 1», fuoriescono parole autobiografiche dell’artista, apparse sul catalogo della personale tenuta proprio a L’Attico nel ’64. Nei dipinti di quegli anni, in cui appaiono spaghi, l’artista riconosce un salto verso l’interiorità: «Sono diventato più libero, più nudo, più io». Accanto a un esemplare di vera bomba a mano, privata da Pino Pascali dell’innesco, compare un foglietto scritto a mano: «Diario. Il 24-1-67 ho ricaricato la bomba con questo biglietto» (nella foto). Secondo Sargentini, «il ready made duchampiano (…) assume qui valenza duplice di ludico e tragico». Poetica è invece la lunghezza d’onda intercettata da Pizzi Cannella nel dipinto del 1985, con sedia e scialle bianco, e con la sua attesa che «una bella donna apparisse per quel laccio di pura seta».

Guglielmo Gigliotti