Decostruzioni indiane

Torino. Per la sua prima personale in Italia, fino al 16 febbraio al PAV Parco Arte Vivente di Torino, Navjot Altaf, artista indiana, classe 1949, presenta lavori prodotti negli ultimi vent’anni, insieme a opere chiave degli anni Settanta, da fotografie a video proiezioni, acquerelli e microsculture. «Nonostante non ci sia un’adesione totale, potremmo includere l’intero lavoro di Altaf sotto quella tendenza eco-femminista che ha avuto molto seguito nel continente indiano, grazie anche al lavoro dell’autrice e attivista Vandana Shiva», afferma Marco Scotini, curatore della mostra. E continua: «Come afferma la curatrice Geeta Kapur, Navjot Altaf conduce una costante decostruzione di quelle convenzioni identitarie (l’essere donna, l’essere lavoratore, l’essere contadino) fondate su un linguaggio culturalmente determinato, su un sistema fondato su divisioni sociali strutturalmente complici al patriarcato e al capitalismo». Fra le opere esposte, una serie di manifesti che sono una rivisitazione di 63 poster degli anni Settanta, «quando a Bombay l’artista faceva parte del Gruppo Proyom, acronimo di Progressive Youth Movement, una sorta di protestatario “Atelier Populaire” indiano». L’esposizione non trascura una riflessione sulla pratica della Altaf nello spazio pubblico, che prende forma in lavori quali «Nalpar», progetto che si sviluppa da anni nello Stato indiano di Chhattisgarh insieme ad artisti indigeni, e che è rivolto alla produzione e trasformazione di pompe d’acqua per i villaggi dell’area. Nell’ambito della programmazione del PAV, la mostra costituisce un nuovo capitolo nell’indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico: percorso espositivo aperto un anno fa con la personale dell’artista cinese Zheng Bo, seguita dalla mostra del fotografo indiano Ravi Agarwal.Nella foto, una struttura realizzata da Navjot Altaf nell’ambito del progetto collaborativo Nalpar (2001).

Federico Florian