Com’è Chiara l’aurora

C’è la luce reale, che trascolora dal cielo notturno al primo chiarore dell’alba, fino alle tonalità rosate dell’aurora, ma c’è anche la luce simbolica, quella della rinascita e della promessa che ogni nuovo giorno porta con sé. Per la mostra «Aurora», da Luca Tommasi fino all’11 gennaio, commentata in catalogo da Giorgio Verzotti, Chiara Dynys ha investigato il momento in cui il sole sconfigge le tenebre della notte e lo ha tradotto in una sorta di macchina prospettica formata da cinque «cornici» digradanti. Ma poiché l’aurora non è mai uguale a se stessa, ogni settore della struttura differisce dagli altri nel colore, variando, all’interno della gamma cromatica dello spettro solare, dal magenta al rosso. Gli specchi accrescono il sortilegio visivo creato dal colore e, sul fondo del cannocchiale ottico, un video mostra, in loop, il susseguirsi di camere identiche l’una all’altra, ognuna bagnata da una luce colorata che corrisponde al colore delle finestre e che si riverbera sulla struttura dell’installazione (nella foto). Ancora specchi e colori dialogano nelle sei teche di vetro, allestite a coppie, che completano la mostra.

Ada Masoero