Che differenza c’è tra valere e costare

Un progetto espositivo per Banca Profilo

In un contesto in cui le opere d’arte vengono considerate come meri beni azionari da comprare e rivendere come qualsiasi obbligazione, dando vita a quello che, in termini tecnici, viene chiamato «flipping», organizzare una mostra d’arte all’interno di una banca d’affari apre a una serie di interpretazioni e considerazioni di natura opposta. Non scioglie il nodo neanche il titolo volutamente ambiguo che la Fondazione per l’Arte ha deciso di dare all’esposizione d’arte moderna e contemporanea che ha organizzato all’interno degli ambienti di Banca Profilo, in via Giacomo Carissimi 41: «Il “Valore” dell’Arte». Valore inteso come prezzo ma anche, specificano gli organizzatori, come caratteristica intrinseca e inestimabile di un «artefatto culturale unico e irripetibile» qual è l’opera d’arte. La mostra vuole quindi configurarsi come «un invito a interrompere le logiche economiche che governano il mondo dei beni materiali, proprio nel luogo per eccellenza del loro espletamento». Un luogo, in questo caso, davvero suggestivo; infatti, le belle sale della palazzina liberty alle spalle di Villa Borghese (visitabile su appuntamento fino al 30 aprile), collegate da una superba scalinata bianca, fanno da elegante cornice ai lavori di artisti storici come Giacomo Balla, Carla Accardi, Piero Gilardi, Gio Pomodoro, Toti Scialoja affiancati da quelli della generazione successiva come Paolo Cotani, Carmen Gloria Morales, Giacinto Cerone e Felice Levini fino ad artisti mid-career o giovanissimi come Giovanni Copelli, Danilo Correale, Alessandro Dandini De Sylva, Pier Giorgio De Pinto, Emiliano Maggi, Padraig Timoney, Vincenzo Schillaci. Una collezione in mezzo alla quale, fino alla primavera prossima, si troveranno a lavorare i dipendenti e i dirigenti della Banca Profilo con la speranza che la vicinanza crei «valore».

Silvano Manganaro