Carte antiche e rare

Poco dopo la metà del Duecento a Fabriano nacque la prima cartiera italiana,un’innovazione che indusse le autorità fabrianesi a usare la carta nei documenti ufficiali, scelta che con il tempo portò all’abbandono della pergamena anche in Europa. Una raccolta di antichi esemplari di pagine in folio filigranate prodotte dalle cartiere fabrianesi tra Cinque e Settecento è dal 7 al 28 dicembre nella mostra di opere su carta, rappresentative di momenti diversi della cultura europea tra Cinque e Novecento e per la maggior parte piuttosto rare, ideata da Giovanni Carboni. «Incisioni, disegni, acquerelli, fotografie e libri di mano di artisti occidentali e orientali tracciano una storia dell’importanza che la carta ha sempre rivestito nella produzione artistica, spiega Carboni. Tra le opere, ho scelto il manuale di Giuseppe Valadier “Architettura Pratica”, edizione originale completa in cinque tomi e divisa in tre volumi con tavole acquerellate antiche (1828-39), la grande pianta di Roma e del Campo Marzio incisa a bulino da Giovanni Battista Piranesi (1774), di cui altri due esemplari si trovano al newyorkese Metropolitan Museum e al Getty Research Institute». Tra gli incisori spiccano i nomi di Enea Vico, Agostino Veneziano, Pietro Testa e ancora Piranesi, mentre tra Otto e Novecento sono stati eseguiti i disegni e gli acquerelli di Attilio Simonetti, Mariano Fortuny (nella foto), Ettore Roesler Franz, Ippolito Caffi, Philipp Hackert, quest’ultimo autore di una coppia di vedute di Sorrento (1782), proveniente dalla collezione di Valentino Martinelli. Inoltre vanno segnalate alcune fotografie tra ’800 e i primi dei ’900 raccolte dal pittore e antiquario Simonetti.

Francesca Romana Morelli