Bulimia e anoressia

Saint-Paul-de-Vence. La Fondation Maeght dedica una mostra a Ra’anan Levy, artista franco-israeliano, classe 1954, che vive e lavora tra Parigi e Firenze. Con una trentina di opere scelte da Hervé Lancelin, «Ra’anan Levy. A prova di specchio», dal 7 dicembre all’8 marzo, si sofferma sui temi centrali dell’opera dell’artista: lo spazio e la fuga del tempo, l’assenza e la presenza, l’abitato e l’inabitato. Il filo conduttore è «l’ambiguità: con, da un lato, spiega Lancelin, le opere che rappresentano la pienezza, fino alla bulimia, e dall’altro, i lavori scarni fino a diventare anoressici». Questa «dualità» è presente in opere come «Babel» (2018) e «Polychrome» (2019), per la dimensione «bulimica», dove lo spazio è soffocato da una cascata di libri o di barattoli di pittura e stracci sparsi, con una forte dominanza del colore. Per la dimensione «anoressica», opere come «Virage» del 2018 o «Chemin de l’ombre» (2016) raffigurano spazi vuoti, interni di appartamenti deserti dove, tra porte e finestre aperte, scorrono solo un rivolo d’acqua o delle ombre e i colori si spengono. Per l’occasione Levy ha donato alla Fondation Maeght una serie di incisioni, a cui il museo dedica una sala. Nella foto, «Farceur» (2018).

Luana De Micco