Bellezze primitive

Parigi. Una selezione di 65 opere della collezione d’arte d’Africa, Oceania e Americhe di Helena Rubinstein è presentata fino al 28 giugno al Musée du quai Branly-Jacques Chirac. La «regina della bellezza», a capo di uno dei grandi imperi della cosmetica, fu un’appassionata collezionista d’arte extraoccidentale. Nata a Cracovia in una famiglia di ebrei ortodossi, la Rubinstein (1872-1965) arrivò a Parigi nel 1912. Qui cominciò a frequentare le aste e, anche grazie ai consigli dello scultore Jacob Epstein, riunì più di 400 oggetti d’arte di culture «lontane». Nelle sue case di Parigi (nella foto, del 1930 ca) e New York le statuette di antenati del Gabon, le maschere iniziatiche Dan, gli oggetti Baoulé e i reliquiari Kota o Fang, acquistati su un mercato ancora giovane e che ora ritroviamo allestiti al quai Branly, erano esposti accanto a quadri di Chagall, de Chirico, Picasso, Brancusi, Modigliani. Curata da Hélène Joubert, «Helena Rubinstein. La collezione di Madame» (a pochi mesi dalla mostra che le aveva dedicato il Musée d’art et d’histoire du Judaïsme; cfr. n. 395, mar. 19, «Vernissage», p. 14) torna anche, con una selezione di fotografie, sulla mostra del 1935 al MoMA, «Africa Art», per la quale la Rubinstein prestò 17 opere, tra cui la celebre «Bangwa Queen».

Luana De Micco