Ballate questi suoni mai sentiti

San Francisco. La musica, il suono e la danza sono gli strumenti espressivi preferiti di Nevin Aladag (Van, Turchia, 1972). In «Occupation», iniziata nel 2009, ha fatto ballare, in una specie di flash mob, gruppi di giovani nel bel mezzo di eventi pubblici, tra cui inaugurazioni di mostre in musei e gallerie a Berlino; nel 2013 invece, nel video «Traces», attraverso l’installazione di diversi strumenti musicali per le vie di Stoccarda, la città dove è cresciuta dopo essersi lì trasferita con la famiglia all’età di due anni, ha ripreso il loro movimento e il loro suono che, in un certo senso, era prodotto dagli agenti atmosferici e dalla città stessa («è un ritratto della mia città che produce i suoi stessi suoni, senza l’intervento ESP403 MO-USA_WASHINGTON DUCHAMP dell’uomo», ha detto); mentre alla Biennale di Venezia del 2017, ha messo sui dei cubi rivestiti di rame delle ragazze che ballavano mentre sentivano la musica attraverso le cuffie, per cui al pubblico non restava che sentire il rumore prodotto dai tacchi alti sui cubi. E, ora, nella mostra a lei dedicata dal San Francisco Museum of Modern Art, dal titolo «New Work: Nevin Aladag» dal 7 dicembre al 7 giugno, presenta una nuova serie di sculture sonore. Questa è la prima personale dedicata alla artista da un museo negli Stati Uniti e comprende sculture della nuova serie «Resonator» (una nella foto) realizzate con strumenti musicali provenienti da tutto il mondo (arpe, mandolini, chitarre, percussioni e didgeridoo australiani) che sono combinate come fossero figure geometriche che producono suoni inediti.