Artisti, ma per caso

La Galleria Casoli/De Luca presenta fino al 21 dicembre, con la mostra «Conwith», 30 anni di arte partecipata di Salvatore Falci. Fondatore del Gruppo di Piombino nei primi anni ’80, Falci presenta negli ambienti della galleria opere in cui centralità assume il caso, la coralità e la vita come tracciato di segni. Così è, per esempio, per i «Pavimenti», nati dall’interazione, anche inconsapevole, di passanti su pedane cosparse di un pulviscolo colorato, determinando costellazioni involontarie di graffi e macchie. L’installazione «L’erba del Ponte di Sant’Eufemia» (nella foto), del ’90, è il frutto di un intervento di arte urbana, a Venezia, creato senza volerlo dalla comunità, dalla sorte e dal vento: semi distribuiti su tavole di forex disposte per 24 ore sul ponte, vengono spostati e dispersi dal passaggio di cittadini e turisti, così da condizionare crescite irregolari di zone d’erba, in seguito alla rimozione delle tavole e loro innaffiatura.
I «Letti» del 1988, in spugna sintetica, installati per del tempo in discoteche o palestre, recano le impronte fisiche, anche sovrapposte, di chi, vivendoli, ne ha fatto una «scultura». Anche le casse di imballaggio in cui vennero chiusi i lavori di Stefano Fontana inviati alla Biennale di Venezia del 1988, sono state trasformate da Falci in supporto sensibile al tracciato di graffi e maculazioni, tanto da far pensare a un arte informale involontaria e «trovata». Il tutto nello spirito di un arte relazionale, in cui agenti vitali (tra cui un pubblico non più passivo) concorrono alla conformazione dell’opera.

G.G.