Artista faber

In settant’anni le gerarchie tra arti colte e arti applicate sono state messe in discussione

New York. Le «Arts and Crafts» o arti e i mestieri hanno avuto, nel corso della storia dell’arte, un rapporto incostante e controverso, in competizione spietata in certi periodi e in assoluta armonia in altri. La mostra del Whitney Museum of American Art, dal titolo «Making Knowing: Craft in Art, 1950-2019», curata da Jennie Goldstein ed Elisabeth Sherman, in esposizione fino a gennaio 2021, ne osserva l’evoluzione attraverso gli ultimi settanta anni, grazie a una selezione di ottanta opere di sessanta autori, tra cui Ruth Asawa, Eva Hesse, Mike Kelley e Robert Rauschenberg. Gli artisti in mostra utilizzano il metallo, la ceramica, la fibra di vetro, i tessuti, le perline e la carta. Per quanto diversa e originale sia la loro opera, tutti hanno una particolare predilezione per il lavoro manuale e hanno rivoluzionato la concezione tradizionale ad esso associata, legata all’idea di artigianale, di domestico e spesso, destinato alla cerchia femminile. A loro si deve l’avere messo in discussione la gerarchia tra «fine arts» e «crafts», tra le arti colte e quelle applicate e molti di loro hanno un messaggio politico da trasmettere attraverso le loro opere. Tra le opere presenti in mostra, «Yoicks» (1954) di Rauschenberg, uno dei suoi primi «Combines», sculture-pitture in cui combinò la pittura degli espressionisti astratti con il collage e mescolò la pittura ad olio, con la carta di giornale, lo smalto, i tessuti, il cotone e oggetti di vario genere. Furono l’espressione di quel che Brian O’Doherty chiamò «lo sguardo dell’arte al vernacolare» e aprirono una nuova strada per le generazioni successive.