Amalgama Malaga

Liverpool. Dopo il Palais de Tokyo, «Theaster Gates: Amalgam» sbarca alla Tate di Liverpool per la seconda tappa della personale dell’artista di Chicago (dal 13 dicembre al 3 maggio), il cui lavoro, da installazioni scultoree a interventi urbani e azioni sociali, affronta temi quali il razzismo, l’ineguaglianza sociale, la storia della schiavitù e del movimento per i diritti civili in America. A ispirare la mostra è la storia di Malaga, piccola isola a ridosso dello stato del Maine un tempo sede di una comunità multietnica e oggi disabitata: nel 1912, il governo locale ordinò la deportazione dei suoi abitanti, allo scopo di trasformare la località in una meta esclusivamente turistica. A Liverpool, Gates presenta «Island Modernity Institute and Department of Tourism» (2019; nella foto), un’installazione composta in prevalenza da manufatti etnografici che rappresenta un immaginario studio archeologico di Malaga. In una nuova produzione video, invece, l’artista monta le riprese di una coreografia del ballerino statunitense Kyle Abraham, eseguita e filmata sull’isola, insieme a materiale filmico d’archivio; completa l’esposizione un ambiente immersivo, dal titolo «So Bitter, This Curse of Darkness» (2019), nel quale calchi in bronzo di maschere africane torreggiano su tronchi d’albero, in memoria della popolazione dimenticata di Malaga.

F.Flo.