A ogni emozione la sua musica

Il progetto di Piero Mottola per Le Murate, ritratto emotivo di una comunità

Firenze. Il progetto dell’artista musicista sperimentale Piero Mottola, «Voices» (fino a febbraio), inaugura la seconda fase del centro di produzione e promozione dell’arte contemporanea nello spazio delle Murate, che ora cambia nome: da Le Murate Progetti arte contemporanea diventa infatti Mad, ovvero Murate Art District (con grafica Mallet Studio): «Mad, follia, questo gioco di parole ci è piaciuto, commenta Tommaso Sacchi, perché rimanda al gusto della scoperta e della sperimentazione che caratterizza questo luogo e lo preferiamo all’acromimo precedente (Pac) che troppo rimandava al ben noto spazio milanese». Il lavoro complesso di Mottola, che ha come partner la Regione Toscana, il Conservatorio Luigi Cherubini, l’Accademia di Belle Arti e la Fondazione CR di Firenze, è stato avviato mesi fa tramite una call pubblica. Ai partecipanti è stato chiesto di associare a dieci parametri emozionali (paura, angoscia ma anche piacere, gioia ecc.) suoni e rumori prodotti solo con la propria voce e il proprio corpo, fino a costituire una mappa emozionale. «Si tratta di far nascere una musica da ciò che facciamo ma non pensiamo come musica, spiega Mottola richiamandosi a Pierre Schaeffer ma anche al manifesto «L’arte dei rumori» del futurista Luigi Russolo; la mappa ha tre milioni di combinazioni possibili, è fatta dall’uomo e ritorna all’uomo, perché l’intento è di scatenare in ognuno di noi una personale realtà emotiva». Gli oltre 500 frammenti di voci registrate sono catalogati e intrecciati dall’artista attraverso un autocorrelatore acustico che costruisce algoritmi e li trasforma in opere grafiche simili a quadri astratti e dai colori vivaci. Questo poderoso ritratto emotivo di una comunità (peraltro multietnica a rappresentare la realtà fiorentina) è illustrato dalla mappa posta sul pavimento della sala centrale, mentre alle pareti della stessa sala sono le opere grafiche, esiti di un precedente lavoro fatto a Roma «Relational ring» (2013). Nelle celle e negli altri spazi dell’ex carcere, troviamo invece un excursus della ricerca che Mottola porta avanti in diversi paesi fin dagli anni Ottanta, tradotto in opere grafiche sul concetto di «miglioramento, peggioramento» estetico e sulle categorie di «Bello, brutto».
«Continueremo coinvolgendo tutte le discipline contemporanee, commenta la Gensini, comunicando la collaborazione nel 2020 con il progetto «Arte Pollino» e la prosecuzione del progetto «Riva»; sempre più artisti abitano le Murate e nei primi nove mesi del 2019, 264 sono state le residenze di artisti senior e 228 di quelli in formazione. Questo complesso monumentale che ha ospitato un carcere è carico di memoria che alimenta la produzione stessa; inoltre gran parte degli spazi circostanti sono destinati a alloggi popolari e il coinvolgimento degli abitanti dà un vero senso ai progetti di arte pubblica.

Laura Lombardi