Variazioni su una Madonna di Leonardo

Accanto alla «Madonna Litta» dall’Ermitage, opere degli allievi più stretti

L’«anno di Leonardo» si chiude a Milano con la mostra preziosa «Leonardo e la Madonna Litta» (dal 7 novembre al 10 febbraio), curata da Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo per il Museo Poldi Pezzoli, che riporta in città, dopo trent’anni, il più famoso tra i dipinti conservati in passato nella residenza urbana dei duchi Litta. Acquistata nel 1784 dal principe Alberico XII Barbiano di Belgioioso d’Este da tale Giuseppe Rho, questa famosissima raffigurazione della Madonna allattante (1495 ca), lungamente celebrata come opera autografa di Leonardo e ritenuta una delle gemme più preziose delle collezioni aristocratiche milanesi, passò ai duchi Litta per via di matrimonio e rimase nel loro sontuoso palazzo milanese fino al 1865, quando Antonio Litta, che l’aveva sempre considerata inalienabile, fu costretto dalle circostanze a venderla al museo imperiale dell’Ermitage di San Pietroburgo, dove tuttora si trova.
Grazie alla mostra, non solo quest’opera, così legata alla storia della città, torna a Milano ma ritrova un’altra magnifica «Madonna con Bambino», 1487-1488, di Giovanni Antonio Boltraffio (il più dotato degli allievi di Leonardo) conservata nelle raccolte del Poldi Pezzoli ma appartenuta anch’essa, in precedenza, ai duchi Litta. Insieme, sono esposti un disegno di Leonardo (dall’Ambrosiana) collegabile alla «Madonna Litta» e altre 17 opere sceltissime, tra dipinti e disegni, da collezioni pubbliche e private internazionali, tutti realizzati tra il 1482 e il 1499, quando Leonardo viveva e aveva bottega a Milano. Con i lavori del maestro e di Boltraffio, sono in mostra opere di Marco d’Oggiono, dell’ancora misterioso Maestro della Pala Sforzesca e di Francesco Napoletano: tutte composizioni sacre dell’identico soggetto, da loro declinato però in modi sempre originali. E una derivazione di eccellente qualità dalla «Madonna Litta», di un anonimo maestro lombardo del primo Cinquecento, anch’essa del Poldi Pezzoli, che documenta la fortuna subito riscossa a Milano da quel dipinto.
Nel tempo, tuttavia, alcuni studiosi presero a dubitare dell’autografia della «Madonna Litta» (il primo fu Giuseppe Bossi, che nel 1813, morto Alberico XII Belgioioso, l’assegnò alla «scuola di Leonardo») e tuttora la paternità è, a dir poco, discussa (sebbene l’Ermitage, comprensibilmente, la rivendichi con forza a Leonardo): ecco perché per questa mostra è stata eseguita una campagna di sofisticate indagini diagnostiche (presentate in mostra con un apparato multimediale) condotta con il supporto di Fondazione Bracco, che permette d’illustrare ai visitatori l’appassionante questione dell’attribuzione delle opere d’arte. Una giornata di studi, conferenze e attività didattiche accompagnerà la mostra, mentre le indagini diagnostiche saranno consultabili sui siti del Poldi Pezzoli e di Fondazione Bracco.

Ada Masoero