Una meteora dimenticata

Apprezzatissimo negli anni ’20 Jussuf Abbo finì esule e in miseria

Berlino. La Kunsthaus di Dahlem, quartiere a ovest della capitale tedesca sede di eccellenze universitarie, inaugura il 7 novembre un’importante mostra sull’artista dimenticato Jussuf Abbo (1890-1953) la cui sfortunata vita è da considerarsi come la quintessenza, figlia di un ingrato tempo, di un insieme di eventi e vicende personali che contrassegnarono con la sua anche quella di molte e molti suoi contemporanei semplicemente rei di esistere in quanto ebrei. La ricerca che da qualche anno impegna tutte le più importanti istituzioni museali tedesche sulle origini e l’acquisizione di molte opere d’arte durante o immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha portato a scoprire e rivalutare, benché solo post mortem, l’opera di importantissime figure di artisti contro i quali si scatenò l’odio nazista. Chi non morì nei lager di sterminio riuscì a scappare altrove ma non per questo ebbe vita facile, mal tollerato dagli altri Paesi occidentali. Abbo fu uno di loro: nato nella Palestina ottomana nel 1890, apprezzatissimo nella Berlino anni ’10 e ’20 dove aveva studiato alla Kunsthochschule ed esposto nelle più rinomate gallerie cittadine (come Möller e Cassirer) nonché alla Nationalgalerie, esule nella miseria fino alla morte, come la sua più cara amica, la poetessa Else Lasker-Schuler che invece che a Londra ruscì a scappare a Gerusalemme. A questa shooting star della scena artistica berlinese degli anni più fenomenali del Novecento la Kunsthaus di Dahlem dedica l’omonima personale «Jussuf Abbo», la più ricca mai allestita, accompagnandola con una preziosa pubblicazione bilingue, anch’essa primizia assoluta sulla sua attività di talentuoso artista a tutto tondo. L’esposizione è nata dalla collaborazione di Gerhard Marcks House Brema, Centrum Judaicum e Aktives Museum.

Francesca Petretto