Storia breve di un oggetto o due

«Questi nuovi fiori coltivati / che nascono d’inverno fuori tempo / e anche in luoghi che sono fuori luogo / hanno uno strano modo di morire». Così inizia una poesia inedita di Patrizia Cavalli, nata con il desiderio di intrecciare un dialogo con oltre una decina di pezzi di Isabella Ducrot e altrettanti della fotografa Claire de Virieu da Mac Maja, in una mostra curata da Daina Maja Titonel e Nora Iosia e aperta dal 14 novembre al 18 gennaio. La Ducrot trasforma la superficie di carta in un campo attivo dove fa vivere la storia breve di un oggetto o due, che si rafforza e diventa più vibrante con la sovrapposizione di altre carte lavorate a mano e di stoffe quasi inconsistenti. Nella sua camera oscura in Borgogna, senza la macchina e la pellicola, invece la de Virieu gioca con l’impronta depositata dagli oggetti sulla carta baritata ai sali d’argento, manipolando la luce proiettata da una lampada. Unite già da un legame intellettuale, le due artiste si sono accostate alla realtà fisica delle cose ordinarie, impegnando lo sguardo a superarne l’apparenza, a osservare e a soppesare utilizzando un tempo lungo, necessario a un pensiero limpido e conoscitivo della verità. Isabella Ducrot (Napoli, 1931; vive a Roma), spesso ha viaggiato in Oriente, raccogliendo una collezione di tessuti rari. Ha più volte esposto alla Mac Maja, ha avuto mostre nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia (2011), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2014); è recente il suo contratto con la galleria Gisela Capitain, Colonia. Alla sua prima mostra in Italia, la parigina de Virieu (1948), che vive tra Roma e Parigi, ha pubblicato libri con Pierre Bergé, Marc Augé, Hubert de Givenchy, esposti nelle sue personali in Francia e all’estero; di recente è tornata alla fotografia in bianco e nero, dando corpo a paesaggi di ispirazione giapponese e a cicli di foto astratte.

Francesca Romana Morelli