Solido come un’ombra

Nel 1976 lo Studio Marconi presentava a Milano la personale di Giuseppe Uncini «Ombre», per la quale l’artista aveva realizzato la «Grande parete Studio Marconi MT 6». Dopo aver «costruito oggetti», Uncini (Fabriano, 1929-Trevi, 2008) aveva infatti preso a riflettere sulla «costruzione delle ombre» che, spiegava, «ci appartengono come i nostri corpi, come i nostri spazi…». Le ombre acquisirono così, ai suoi occhi, una dignità e una consistenza pari a quelle assegnate alla materia, si «solidificarono» e divennero le protagoniste di un ciclo di lavori suggestivi sul piano visivo e su quello concettuale, portato avanti dal 1968 fino alle soglie degli anni ’80, in cui entravano in gioco i binomi luce-ombra, pieno-vuoto, presenza-assenza e l’interazione tra opera e spazio. La «Grande parete» del 1977 (insieme alla sua maquette, a disegni e a foto che ne documentano la realizzazione) è il cuore della mostra «Giuseppe Uncini. La conquista dell’ombra», presentata dalla Fondazione Marconi fino al 21 dicembre, che riunisce opere degli anni 1968-77 da lavori germinali come «Sedia con ombra» e «Finestra con ombra» alle successive «Colonne con ombra» e «Muro con ombra T.23», insieme ad altre importanti opere dell’Archivio Uncini (con cui la mostra è realizzata), da «Mattoni con ombra» a «Ombra di tre quadrati M.30». La mostra milanese (cui seguirà un volume a cura di Bruno Corà realizzato con l’Archivio) si apre a poche settimane dalla chiusura dell’omaggio dedicato al grande scultore dalla Galleria Nazionale di Roma. Nella foto, «Ombra di due quadrati» (1977).

Ada Masoero