Pentole e abbracci

Per la sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana (a cura di Alberto Salvadori e Chiara Nuzzi), la coreografa e performance artist Simone Forti, classe 1935, fiorentina di nascita, americana d’adozione, presenta negli spazi di ICA Milano una selezione di opere inedite, tra cui disegni, acquerelli, stampe, video e materiale di documentazione, che raccontano il periodo di ricerca che l’artista condusse durante gli anni Sessanta, tra l’America e l’Italia. Los Angeles, New York e Roma sono le tre città che costituiscono i punti cardine della biografia e della carriera di Forti. La prima è quella dove cresce, dopo essere fuggita dall’Italia a causa delle leggi razziali fasciste, e si forma frequentando le classi della coreografa Ann Halprin. La Grande Mela rappresenta il periodo dell’avanguardia e della sperimentazione dove, insieme ai pionieri della danza moderna Martha Graham e Merce Cunningham, si avvicina alla scena del Judson Dance Theater e alle ricerche condotte da John Cage sulla musica e il suono. Roma, infine, è la città in cui tornerà nel ’68, allo zenit della lotta studentesca, e dove conoscerà il gallerista Fabio Sargentini, mecenate e sostenitore della sua pratica. Durante il periodo di mostra, dal 29 novembre al 2 febbraio, al piano terra dello spazio milanese verranno eseguite in ripetizione due storiche performance dell’artista: «Huddle» (nella foto), in cui un gruppo di performer si stringono in un abbraccio collettivo, scavalcando a uno a uno la piramide di corpi, per poi esserne inglobati; e «Censor», azione messa in scena per la prima volta nel loft di Yoko Ono nel ’61, nella quale un performer scuote energicamente una pentola ricolma di chiodi mentre l’altro intona una canzone ad alta voce.

F.Flo.