Mottetto a due voci

Giulio Paolini e Jacopo Mazzonelli allo Studio G7

Bologna. Lieve e rigorosa nell’allestimento, profonda e poetica nell’indagine sui linguaggi del contemporaneo, la mostra «Isorhyhtms. Giulio Paolini e Jacopo Mazzonelli» (fino al 23 novembre) con cui lo Studio G7 ha aperto la sua prima stagione dopo la scomparsa di Ginevra Grigolo evidenzia, e con estrema chiarezza, l’intenzione di continuare sulla linea tracciata a partire dagli anni Settanta dalla sua storica fondatrice; una linea di attenzione al concettuale e alle nuove ricerche, che negli ultimi anni era stata pienamente condivisa, e ora è perseguita dalla nuova gestione. Curata da Bettina della Casa, «Isorhyhtms» trae il suo titolo da una particolare tecnica di composizione musicale dei mottetti del ’300-400, che prevede la ripetizione di una figura ritmica nelle diverse frasi di una composizione musicale, e potrebbe essere definita una mostra a due voci. Potentemente silenziosa, domina l’ambiente l’opera di un maestro del concettuale come Giulio Paolini: «Sottosopra» (2005), l’unico progetto dell’artista ad avere un’esplicita ispirazione musicale, è un’installazione costruita su un precario equilibrio tra leggii e spartiti, collocati davanti a una prospettiva aperta, tracciata a matita sulla parete. Intorno, in una disposizione più corale, sono appesi i lavori inediti del più giovane Jacopo Mazzonelli, che, invece, lavora da tempo indagando il comportamento del suono come materia palpabile, attraverso opere che spaziano tra vari materiali, dai rilievi in cemento che simulano pareti fonoassorbenti e fono riflettenti, alla trascrizione della formula di un’onda sonora realizzata con una corda di chitarra, fino a piccoli misteriosi dispositivi meccanici che, ticchettando in maniera asincronica, creano una leggera perturbazione nello spazio. L’insieme, armonizzato dalla raffinata lettura della curatrice, suggerisce l’idea del sottile accordo che può legare diverse generazioni.

Valeria Tassinari