Messaggio e dettaglio

Firenze. Fino al 6 gennaio, nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni dalla fondazione del Museo di San Marco, nel convento affrescato da Beato Angelico, si tiene la mostra «L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco» a cura di Marilena Tamassia resa possibile dal prestito eccezionale dal Museo del Prado, che a sua volta ha festeggiato i 200 anni dalla propria apertura con la mostra «Fra Angelico e la nascita del Rinascimento fiorentino» (cfr. n. 397, mag. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 20). In cambio della collaborazione offerta in quell’occasione dal Museo di San Marco e dal Polo Museale della Toscana (con varie opere di Angelico e Masaccio), il museo madrileno, pur avendo quest’anno sospeso i suoi prestiti, ha concesso che l’opera di Campin (nella foto sopra), dipinta tra il 1425 e il 1430, giungesse a Firenze per dialogare con il coevo tabernacolo dell’Angelico, raffigurante l’«Annunciazione e Adorazione dei Magi» (1425, nella foto a destra), proveniente dalla Basilica di Santa Maria Novella. Qui infatti il frate pittore, pur pienamente calato nel Rinascimento fiorentino, sembra guardare con vivo interesse alla pittura del fiammingo, cosi analitica nei dettagli e smagliante nei colori a olio. Tuttavia, mentre nel caso dell’Angelico la costruzione spaziale porta concentrarsi sul messaggio dell’Angelo a Maria, in un clima di solenne sospensione, nell’opera di Campin, già noto come il Maestro di Flémalle, l’occhio è anche attratto dalle descrizioni dell’ambiente della chiesa in cui la scena si svolge, con gli elementi architettonici, le guglie, le statue e le decorazioni a racemi, siglando, proprio alla stessa data, due modi diversi di dipingere ma entrambi di grande vigore e finezza.

Laura Lombardi