Le illusioni di Michals

«Non servono grandi capacità o poteri magici per riprendere i visi delle persone con delle fotografie. La magia sta nel vedere le persone in modo diverso», ha detto recentemente Duane Michals (1932), maestro americano della fotografia, cui ora la Morgan Library and Museum dedica fino al 2 febbraio una grande mostra. «Le illusioni del fotografo: Duane Michals alla Morgan» combina la retrospettiva completa della sua sessantennale carriera, la prima mai organizzata da un museo newyorkese, con un «artist’s-choice show» risultato di una personalissima selezione dei tesori del museo effettuata dall’artista. E così Michals conduce il visitatore attraverso alcune delle sue più importanti fonti d’ispirazione, da William Blake a Saul Steinberg, assieme ai disegni di scenografi, designer e alle opere di ritrattisti del passato e del presente. E, ancora, la poesia surrealista e la pittura di Magritte, l’opera di de Chirico e di Balthus, la fotografia concettuale di Victor Burgin e Dan Graham. Senza scordare Christian Boltanski, cui ha sempre guardato, per le fotografie in sequenza. Sfruttando tutte le potenzialità narrative del mezzo, Michals ama creare e raccontare storie, come in «I Build a Pyramid» (1978), ambientata in Egitto ma che rimanda all’infanzia in Pennsylvania e a episodi per lui densi di significato. Non mancano i cortometraggi, diventati negli ultimi anni, uno dei suoi media preferiti. Nella foto, «A Letter from my Father» (1960-75).

V.Bu.