L’alchimista errante

Al CMC-Centro Culturale di Milano va in scena, dal 7 novembre al 5 dicembre, la mostra «Guy Harloff (1933-1991). Alchimie e sinestesie», curata da Serena Redaelli e organizzata dallo Studio d’arte Nicoletta Colombo, sede dell’Archivio Guy Harloff (guyharloffartist.com). Sono esposti oltre 40 lavori su carta realizzati dalla metà degli anni ’50 alla fine degli anni ’80 dall’artista francese che, ribelle e insofferente a ogni vincolo, nel 1950 abbandonò la famiglia e Parigi e si trasferì a Roma, dove lavorò al Centro Sperimentale Cinematografico, per poi viaggiare dal Golfo Persico al Marocco, al Sudan. Amico degli esponenti storici della Beat Generation, al ritorno in Italia frequentò a Milano Lucio Fontana e Roberto Crippa, poi, alla fine dei ’60, si trasferì a New York. Il «nomade» Harloff, innamorato anche del jazz, del cinema e della filosofia, dalla fine degli anni ’60 espose in sedi internazionali di rilievo, fra cui, nel 1972, documenta 5 di Kassel, presentato da Harald Szeemann. Il suo universo intellettuale (filosofia, esoterismo, arte, musica, cinematografia) e i suoi temi prediletti (mandala, lettere dell’alfabeto, vascelli del Grande Viaggio, libri della conoscenza, tappeti persiani, il cuore, l’Albero della Vita, l’alchemica Voie Royale…) sono al centro di questa mostra affascinante, che esibisce dipinti, collage e chine colorate
in cui s’intrecciano neobarocco, simbolismo, dadaismo, surrealismo
e allegorie ebraiche, arabe e
orientali. Figurano anche due suoi cortometraggi e cover di dischi jazz, scatti inediti di Roberto Masotti,
un tappeto caucasico e riletture pittoriche del suo lavoro, di Linda Orbac. Nella foto, «La lettre E» (1972).

Ada Masoero