Kosuth aspetta Godot

Il tempo in un dialogo immaginario tra l’artista e Beckett

Il tempo è una delle categorie che, conferendo una durata, un inizio e una fine all’esistenza dell’uomo, ne definiscono la dimensione tragica. Vi ha riflettuto il più filosofico degli artisti viventi, Joseph Kosuth (1945), trovando in Samuel Beckett un eccellente interlocutore. «Existential Time», la personale dell’artista americano aperta sino al 20 dicembre (con possibile proroga postnatalizia) nella sede milanese di Lia Rumma, è una tappa di questo rovello, la seconda dopo la mostra del 2010 organizzata dalla stessa galleria e dedicata ai Text for Nothing dell’autore di Aspettando Godot. Se si considera che in quelle tredici brevi prose Beckett mise radicalmente in crisi il concetto stesso di narrazione, si considera perché quell’opera abbia attratto un concettualista puro come Kosuth. Maestro nell’uso del linguaggio come forma d’arte e della citazione, l’autore, nelle opere disposte al primo piano della galleria e sul terrazzo, spazia sul messaggio di diversi pensatori per questa indagine sul rapporto tra tempo ed esistenza. Questo museo del pensiero è intervallato, al secondo piano, da un museo di oggetti realizzati in collaborazione con Schellman Art di Monaco, galleria specializzata nella produzione di multipli ed edizioni d’arte. In questo caso l’artista che da sempre lavora sul concetto di appropriazione e di significato dell’opera, si è idealmente impadronito di oggetti personali di scrittori, filosofi e scienziati, da Jane Austen a Virginia Woolf, da Charles Darwin allo stesso Beckett. Non poteva mancare il primo appropriazionista dichiarato della storia dell’arte, Marcel Duchamp: un ulteriore esempio, questo, di tautologia come riflessione sul significato e sul linguaggio, una pratica cui Kosuth è storicamente legato, e che viene ribadita, in questa mostra sul tempo, dalla presenza di un orologio digitale che accompagna il visitatore in galleria.

Franco Fanelli