In nome dei soldi

Lubaina Himid contro i colonialismi di ieri e di oggi

Bordeaux. Ci sono voluti quasi 40 anni prima che il Turner Prize, istituito nel 1984, venisse attribuito a una donna di colore. È accaduto nel 2017 con la britannica Lubaina Himid (nata nel 1954 a Zanzibar, in Tanzania), che da sempre si occupa della marginalizzazione della diaspora africana nelle società contemporanee. L’esposizione «Naming the Money» in corso fino al 23 febbraio al museo d’arte contemporanea CAPC di Bordeaux, si sviluppa intorno all’opera omonima realizzata nel 2004, considerata emblema stesso del lavoro dell’artista. Composta da un centinaio di figure dipinte su compensato, dà vita a una folla di uomini e donne africani ritratti nell’atto di servire i rispettivi signori, una delle pochissime funzioni che giustificasse la presenza di personaggi di colore nella vasta storia della pittura europea del Sette e Ottocento. Per volontà dell’artista, l’intera installazione è stata donata al Museo Internazionale dello Schiavitù di Liverpool, dove è stata esposta nel 2018.
«Naming the Money» non si riferisce soltanto al passato coloniale europeo ma anche all’esperienza contemporanea di coloro che, oggi come ieri, vedono la propria storia personale plasmata, afferma la Himid, «dalle pressioni esercitate dalle forze economiche e politiche mondiali». Esposta nella navata centrale del museo, l’installazione rievoca la funzione originaria dell’edificio: costruito a inizio Ottocento, venne utilizzato come magazzino dei prodotti coloniali in transito verso l’Europa, che fecero la fortuna del commercio marittimo di Bordeaux per oltre un secolo.

Bianca Bozzeda