I netsuke degli Ephrussi

La saga di avorio ed ambra narrata da De Waal in mostra al Museo Ebraico

Vienna. Tra ’800 e ’900 furono tra i collezionisti più attivi a Vienna. Famiglia ebraica di commercianti originari della Russia, gli Ephrussi risiedevano in un palazzo sulla Ringstrasse ornato di opere d’arte poi razziate dai nazisti. Un destino che Edmund de Waal, ceramista britannico e discendente della stirpe, ha raccontato nel 2010 nel romanzo Un’eredità di avorio e ambra (in Italia edito da Bollati Boringhieri). Protagonista del bestseller è la collezione di 264 netsuke, sculture giapponesi di avorio o legno, di cui De Waal tornò in possesso nel dopoguerra. Circa due terzi di quel corpus di pezzi unici (157), prestato al Museo Ebraico di Vienna da De Waal, forma il fulcro della mostra «Gli Ephrussi. Una storia» (dal 6 novembre all’8 marzo) assieme a documenti dall’archivio della casata, di recente donato al museo viennese. L’intento dei curatori, Gabriele Kohlbauer-Fritz e Tom Juncker, è di evidenziare gli stretti legami degli Ephrussi col mondo artistico e culturale fra San Pietroburgo, Vienna, Berlino, Parigi, Londra e Madrid, sottolineando come molti musei e collezioni presentino ancor oggi opere un tempo di proprietà della famiglia.

Flavia Foradini