Belles dames sans merci

Alla Fondazione Accorsi-Ometto le eleganti creature di Vittorio Corcos

Torino. Fino al 16 febbraio alla Fondazione Accorsi-Ometto si può visitare la mostra dedicata a Vittorio Corcos (1859-1933), protagonista della Belle Époque. Nato a Livorno da famiglia ebraica, il pittore si forma tra Firenze e Napoli; tra il 1880 e il 1886, durante un lungo soggiorno a Parigi, entra nell’orbita della Maison Goupil aggiornandosi ai modelli del Decadentismo europeo. Curata da Carlo Sisi, l’esposizione intende illustrare quella «avventura dello sguardo» grazie alla quale Corcos ha saputo ritrarre un’epoca. Nelle sei sezioni (Sguardi; In posa nell’atelier; Aria di Parigi; Salotto della gentile ignota; Luce mediterranea ed Eterno femminino) si assiste, come osserva il curatore, alla «osmosi fra componenti mondane e traslati estetico-letterari». Il maestro livornese si accostava infatti «alle creature immaginate dalla letteratura addensando sulla tela i mille dettagli del lusso, gli stessi profumati emblemi delle vite consacrate ai rituali della grazia che vengono descritte dagli autori del decadentismo».
Il primato della moda celebrato nei coevi quadri di Boldini e De Nittis s’impone anche in Corcos: né potrebbe essere altrimenti, in un tempo in cui la borghesia trionfante desiderava rivedere nella pittura gli stessi lussi e privilegi in cui viveva ogni giorno. Tipico del medesimo clima culturale anche un sincretismo capace di coniugare il classicismo di Carducci con le preziosità dannunziane, la retorica patriottica con l’intimismo elegiaco. Animato da Emma Rotigliano Corcos, amica e corrispondente di Pascoli, il salotto di casa Corcos diventò punto di ritrovo di artisti, musicisti, intellettuali e proprio lì nacque il progetto del «Marzocco», storica rivista antipositivista. Tra ritratti simbolici, ritratti reali e paesaggi, il racconto espositivo culmina nel capitolo dedicato al mito dell’Eterno femminino e trova un’interessante integrazione nella scelta di incisioni dedicate alle «Vergini funeste» firmate da alcuni dei massimi esponenti della cultura figurativa decadentista (Von Stuck, Merson, Lenoir, Khnopff, Rops…).

Alessandra Ruffino