Aspettando il premio nella locanda di Turner

Margate. Quella fra la cittadina inglese di Margate e Joseph Mallory William Turner (1775-1851) fu una relazione intima e profonda. Giunto qui per la prima volta all’età di 11 anni, in età adulta il celeberrimo pittore raggiungeva spesso Margate per nave, dove era solito alloggiare in una locanda affacciata sulla Walpole Bay. Oltre cento dei suoi dipinti rappresentano vedute della città (dove peraltro è cresciuta Tracey Emin) e del Kent orientale, i cui cieli, a detta dello stesso Turner, sono «i più belli di tutta Europa». Quest’anno, per la prima volta, Margate ospita la 35ma edizione del premio che prende il nome dal pittore inglese. Ed è proprio il sito su cui sorgeva la sua locanda, ora uno spazio espositivo chiamato Turner Contemporary, a essere eletto a sede del Turner Prize 2019. Nato nel 1984 per promuovere la giovane arte nel Regno Unito, il premio, uno dei più prestigiosi nella scena dell’arte contemporanea globale, conferisce la somma di 25mila sterline a un artista britannico che si è distinto per la migliore presentazione del proprio lavoro nei precedenti 12 mesi. Quattro i finalisti: Helen Cammock (vincitrice del Max Mara Art Prize e protagonista di una personale alla Collezione Maramotti; cfr. lo scorso numero di «Il Giornale delle Mostre», p. 8), Lawrence Abu Hamdan, Oscar Murillo e Tai Shani, i cui lavori occupano gli spazi di Turner Contemporary fino al 2 gennaio; altrettanti i giurati (Alessio Antoniolli, Elvira Dyangani Ose, Victoria Pomery e Charlie Porter), tutti curatori, critici e direttori di istituzioni di stanza in UK. Grande è l’attesa del vincitore, che verrà annunciato il 3 dicembre in una cerimonia trasmessa in diretta dalla Bbc.

F.Flo.