Al ritmo del Bauhaus

Berlino. Il centenario del Bauhaus è stato celebrato in Germania in molti modi diversi: alcuni sciovinisti ne hanno fatto un vanto esclusivamente nazionale, mentre gli internazionalisti hanno ricordato la sua felice diaspora nel mondo; c’è stato chi l’ha commemorato, dedicandogli eventi come si fa per gli anniversari postumi più importanti, e chi al contrario ha celebrato il traguardo intermedio di una vita che non sembra intenzionata a spegnersi. Il Bauhaus è diventato paradigma per molte valutazioni del presente, a volte forzando un po’. Tuttavia resta innegabile l’attualità del suo messaggio se si compie il piccolo sforzo di mediare gli insegnamenti di allora con le peculiarità e gli strumenti dell’oggi. Il non plus ultra dei campi artistici sperimentali è sempre stato il teatro, terreno fertile per chi, come i Baushäusler, è in cerca di nuove forme integrate di espressione artistica; si pensi all’Oskar Schlemmer dei balletti d’avanguardia o al Walter Gropius del Teatro Totale. Le loro idee sono state fuse in un nuovo esperimento digitale, un’installazione che si svolge su un palcoscenico virtuale: a danzarvi sono macchine da ballo vestite di versioni futuristiche degli abiti di Schlemmer, mentre gli strumenti della virtual reality permettono al pubblico di partecipare disegnando personalissime coreografie estemporanee, lasciandosi coinvolgere in un’esperienza, citando il titolo della mostra, di «Teatro-Danza-Totale». Al Palais Populaire di Berlino dal 15 novembre al 31 gennaio.

Francesca Petretto