Accumulo per sentirmi sicuro

Il caos controllato di Arman

Tornabuoni Arte presenta fino al 6 dicembre, nella sua sede milanese, un importante omaggio ad Arman (Armand Pierre Fernandez, Nizza, 1928-New York, 2005), pittore e scultore (di sé diceva «sono un pittore che fa della scultura») di cui ricostruisce il percorso artistico sin dai primi anni ’50. È nel 1953, infatti, che l’artista avvia le «Accumulations», quelle opere dalla forte valenza ambientale, ispirate alla cultura industriale e urbana dell’«accumulo», che gli varranno un ruolo di primo piano nel gruppo dei Nouveaux Réalistes e che oggi, con l’aggravarsi dell’emergenza rifiuti, rendono i suoi lavori più attuali che mai.
Arman riempiva, infatti, provocatoriamente le sue teche di vetro con immondizia (polvere, fili, scatolette di alimenti, scarpe, tappi, tubetti spremuti di colore), in composizioni all’apparenza caotiche, in realtà perfettamente calibrate. In seguito, come nota Rachele Ferrario in catalogo, gli oggetti accumulati diventano via via più omogenei per forma e natura, fuorché in qualche dettaglio, mentre l’artista avvia l’altra sua ricerca, che lo conduce alla frammentazione degli oggetti. A «farne le spese» sono, spesso, strumenti musicali fatti a pezzi e ricomposti nelle teche trasparenti con una modalità creativa che potrebbe apparire in contraddizione con quella dell’accumulare. È però lo stesso Arman a chiarire l’apparente antinomia, quando dice «credo che nel desiderio di accumulare sia insito un bisogno di sicurezza, mentre nel distruggere e tagliare vi sia la volontà di fermare il tempo». Un progetto, il suo, che si sviluppa in binari paralleli nel suo lavoro come nella mostra, poiché le due polarità non si escludono ma, al contrario, permettono allo spettatore di aprire una riflessione sulla civiltà del secolo passato, in cui però tuttora siamo immersi.

Ada Masoero