Un nuovo modo di guardare il mondo

Al Museo Thyssen l’impatto della fotografia sulla pittura

Madrid. Fin dalla comparsa dei primi dagherrotipi la relazione tra fotografia e pittura è stata indissolubile, ma fu nel periodo dello sviluppo dell’Impressionismo che smise di essere considerata solo una riproduzione meccanica della realtà e iniziò a ottenere credibilità artistica. È questo il punto di partenza della mostra «Gli impressionisti e la fotografia», aperta nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid dal 15 ottobre al 26 gennaio.
Curata da Paloma Alarcó, responsabile di conservazione di Pittura moderna del museo madrileno, la mostra riunisce 66 dipinti e un centinaio di fotografie in prestito da importanti raccolte internazionali, pubbliche e private. «Gli impressionisti, affascinati dalla natura mutevole della realtà, consideravano la capacità della fotografia di sospendere l’attimo e mantenerlo vigente indefinitamente, una vittoria simbolica dell’uomo sul tempo. La usavano come fonte iconografica e ispirazione tecnica», spiega la Alarcó, sottolineando come l’occhio artificiale della macchina di fotografi come Gustave Le Gray, Eugène Cuvelier, Henri Le Secq, Olympe Aguado, Charles Marville o Félix Nadar, spinse giovani artisti come Manet, Degas, Cézanne, Sisley, Monet, Renoir e Camille Pissarro, a guardare il mondo in un altro modo. Il percorso si snoda in nove sezioni a tema che permettono di apprezzare la confluenza d’interessi tra pittori e fotografi e la rinnovata cultura visiva che generarono. La natura, gli spazi aperti e soprattutto il bosco con i suoi giochi di luci e ombre, uno dei soggetti dominanti della pittura dalla metà dell’800, diventano anche i motivi preferiti dai fotografi. Interessante l’ambito dedicato al ritratto dove si mostrano varie foto scattate da Degas nel 1895 con la sua fiammante Kodak.

R.B.