Te lo leggo in faccia

«I volti ingannano raramente», scriveva il francese Paul Brulat. Le espressioni del viso sono una delle forme di comunicazione più diretta e sono le stesse da sempre in tutto il mondo. Lo sanno bene artisti e filosofi antichi e contemporanei, che hanno posto il viso al centro delle loro ricerche. Un tema sconfinato a cui il Museo Nazionale del Cinema dedica fino al 6 gennaio la mostra «#FacceEmozioni», curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni. Centottanta opere tracciano una storia che va dagli elmi cinquecenteschi ai volumi sulla fisiognomica, come quello di Giovan Battista della Porta del 1586, dai ritratti fotografici fatti da Cesare Lombroso sul finire dell’800 per classificare la fisionomia criminale agli emoji, al riconoscimento facciale di tecnologie sempre più interattive e personalizzabili. Tra le opere in mostra anche «The Quintet of Remembrance» di Bill Viola dal Mart di Trento, un video in cui cinque attori a mezzo busto interpretano alcune emozioni mettendone a fuoco ogni singola sfumatura. Dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo arrivano «Trunk», 2011, di Klaus Weber, un’installazione a parete composta di calchi in gesso, simili a maschere mortuarie, di personaggi storici, dello spettacolo e comuni defunti e viventi (nella foto), e «Tragedy Competetion» di Koo Donghee, un video che si interroga sulla spontaneità delle emozioni ostentate nei reality.

Jenny Dogliani