Soho shots

Come spesso accade ai quartieri di tante metropoli, che un tempo ospitavano delinquenza e prostituzione e ora sono animati da fermento culturale ed economico, così è successo a Soho. Nato fra Sei e Settecento, presto divenuto zona residenziale per immigrati, poi sobborgo a luci rosse dove povertà e malavita la facevano da padrone, oggi Soho è uno dei luoghi più interessanti della città, nonché centro di ritrovo per le comunità LGBTQ+. Nonostante i grandi cambiamenti che lo hanno interessato, il quartiere ha mantenuto la sua apertura alla diversità e alla multiculturalità, caratteristica che lo rende attrattivo per creativi e artisti, come dimostra il gran numero di agenzie ed etichette discografiche che qui hanno sede. Da questa premessa prende vita «Shot in Soho», mostra che The Photographers’ Gallery dedica al quartiere dal 18 ottobre al 9 febbraio. A raccontarlo autori come William Klein, in un raro saggio fotografico commissionatogli dal «Sunday Times« negli anni ’80; Anders Petersen che lo ha ritratto nel 2011 con il suo tipico sguardo malinconico; Corinne Day, i cui famosi editoriali sono stati redatti proprio nella sua casa di Brewer St.; Kelvin Brodie, fotografo del «Times» che negli anni ’70 seguiva le squadre della polizia durante le missioni notturne; John Goldblatt con le incursioni negli spogliatoi degli strip club; e Clancy Gebler Davies che ha dedicato allo storico club The Colony Room un reportage (nella foto uno scatto, 1999-2000). Per l’occasione la galleria presenta anche il lavoro commissionato a Daragh Soden, attraverso cui emergono gli stereotipi legati a questo luogo di incontri, in cui lo spettacolo e la ricerca dell’amore sembrano intimamente connessi.

Monica Poggi