Sinestesie e ritorno all’ordine

Nella Scuola romana, Ferruccio Ferrazzi è stato uno dei cardini su cui poggiarono le generazioni emerse dagli anni Venti, a cominciare da Corrado Cagli, con il quale condivise la passione precoce per l’arte murale, come dimostrano i carteggi e altri documenti conservati nell’Archivio del pittore. Ferrazzi non esitò ad accordare amicizia e sostegno alle nuove leve, grazie alle cariche, ai rapporti e alle committenze che lo coinvolsero a livello nazionale, pur mantenendo sempre un rapporto di equilibrio di autonomia intellettuale con il Regime. Animato da una natura complessa, speculativa, sperimentatrice, l’artista è parte della migliore generazione del «ritorno all’ordine». Dal 10 ottobre al 23 novembre Gianluca Berardi dedica, con la cura di Alessandra Imbellone, una mostra che ripercorre le fasi salienti della lunga stagione creativa di Ferrazzi, tramite un nucleo di dipinti proveniente dai suoi eredi. Tra questi spicca un nudo disteso (nella foto), eseguito nel 1916 in Svizzera, quando il venticinquenne Ferrazzi era ospite del medico, collezionista e mecenate Walter Minnich. La giovane donna, Berthe, abbandonata tra le lenzuola, come una moderna Venere, è colta da vicino; la sua pelle bianchissima è accesa da bagliori di luci e da ombre colorate. Ferrazzi sta esplorando il linguaggio sintetico e potente espressionista, un’esperienza che, al ritorno in Italia, gli permetterà di avvicinarsi al Futurismo e alle ricerche europee più avanzate dell’epoca, che assegnano un ruolo importante alla musica. Un altro olio in mostra, «Concerto» (1919) è infatti frutto delle sue investigazioni sulla sinestesia delle arti, dimensione esistenziale propria dell’uomo moderno.

Francesca Romana Morelli