Peccati in BMW

Lo sponsor porta desiderio e perversione

Durante la prima settimana di ottobre, la capitale britannica diviene the place-to-be per ogni contemporaneista. Frieze London, alla 17ma edizione, trasforma Regent’s Park in una caleidoscopica commedia dell’arte popolata da collezionisti e socialite. Dal 3 al 6 ottobre, la seconda fiera d’arte contemporanea al mondo (dopo Art Basel) presenta gli stand di 160 gallerie da 36 Nazioni, facendo dell’edizione 2019 la più internazionale svoltasi sino a ora. Sotto la direzione di Victoria Siddall e Jo Stella-Sawicka, Frieze è supportata per il sedicesimo anno consecutivo da Deutsche Bank, global lead sponsor della fiera, cui si accompagna la partnership con due fondi d’acquisizione per collezioni nazionali e regionali britanniche: il Frieze Tate Fund e il Contemporary Art Society’s Collections Fund per il Nottingham Castle Museum. Oltre alle fedelissime (fra cui Gagosian, Hauser&Wirth, David Zwirner, Lisson Gallery e White Cube), nuove gallerie da Brasile (Galeria Nara Roesler), Libano (Marfa’) e Taiwan (Chi Wen) debuttano per la prima volta. Le italiane sono Franco Noero, Lorcan O’ Neill, P420 e Lia Rumma, insieme alla milanese Giò Marconi che esordisce in fiera quest’anno. Novità dell’edizione 2019 è la sezione «Woven», a cura di Cosmin Costinas, executive director di Para Site (Hong Kong). Otto gli artisti qui in mostra (Pacita Abad, Cian Dayrit e Angela Su, per fare alcuni nomi), provenienti da Brasile, Filippine, Cina, India e Madagascar, e i cui lavori esplorano tradizioni indigene e vernacolari nonché l’uso di materiali tessili. Da non perdere il programma di performance «Live», i cui artisti, nelle parole della curatrice Diana Campbell-Betancourt, «illuminano attraverso il movimento le narrazioni di controllo e sorveglianza insite nell’architettura, nel linguaggio e nelle strutture del colonialismo». Fra questi, oltre a Cecilia Bengolea e Carlos Amorales, il coreografo statunitense William Forsythe, noto per i suoi «oggetti coreografici», installazioni a metà tra performance e architettura. Infine, per il terzo appuntamento del BMW Open Work (a cura dell’italiana Attilia Fattori Franchini), il parigino Camille Blatrix presenta un nuovo progetto concepito in collaborazione con il dipartimento di «Car Customisation» di BMW: un’indagine sull’idea di desiderio e il lato perverso dell’attrazione.

Federico Florian