Nativi psichedelici

La galleria Perrotin presenta dal 12 ottobre al 21 dicembre una personale di Josh Sperling intitolata «So it Goes» e incentrata sull’aspetto più minimalista del lavoro del giovane artista americano (1984). Sperling si nutre dell’astrazione geometrica, della pittura minimalista americana degli anni ’60 e ’70 e della cultura pop. Tra le sue figure di riferimento, Ellsworth Kelly e Frank Stella. Ebanista di formazione e grafico, Sperling si interessa anche al disegn e all’architettura, in particolare alle ricerche sul colore e sulle geometrie, i famosi zig zag, del gruppo Memphis, fondato nel 1981 da Ettore Sottsass, e allo stile Googie (o doo-wop), un genere di architettura futurista influenzata dall’era atomica. Per Perrotin Paris, Sperling, la cui opera si situa a metà tra pittura e scultura, allestisce i suoi ultimi lavori, frutto delle ricerche più recenti sul colore e le forme. Nella prima sala sono presentati cinque «tondi» di grande formato che nascono dalla giustapposizione e la moltiplicazione di elementi, spirali, intrecci, anelli, su piani diversi e sfasati. I colori creano forti contrasti. Per la prima volta l’artista lavora anche sul monocromo all-over a motivi «squiggle» che ricordano tanto i simboli dei linguaggi ancestrali degli Irochesi, una popolazione di nativi americani stanziata negli Stati Uniti, che i grafismi psichedelici in voga negli anni ’80. Quelli esposti a Parigi sono tutti sui toni del bianco e nero.

Luana De Micco