Mummie fiorentine

Firenze. «Sono in pensione, ma grazie alla Legge Madia sono riuscita a rimanere al lavoro ancora per un altro anno e a portare a compimento questo progetto al quale ho cominciato a lavorare quasi vent’anni fa». Maria Cristina Guidotti è stata direttrice della sezione Museo Egizio del Museo Archeologico Nazionale di Firenze fino al marzo scorso e il progetto di cui parla è la mostra «Mummie. Viaggio verso l’immortalità» visibile nel museo fiorentino fino al 2 febbraio. «L’idea è nata nel 2000, in occasione di uno studio delle mummie “fiorentine” da parte dell’Università di Pisa. Ho pensato che sarebbe stato interessante diffonderne i risultati attraverso un evento espositivo che esplorasse anche l’importanza culturale del processo della mummificazione. L’argomento si presta a letture inesatte e macabre. La mia intenzione era invece di darne un’idea scientifica, nondimeno interessante». I risultati sembrano averle dato ragione. La mostra ha viaggiato prima in Europa, toccando varie sedi in Germania, Austria e Finlandia e nel 2018 ha raggiunto la Cina. È stata concepita in due parti: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla mummificazione, la seconda agli oggetti deposti nella tomba. Tra i reperti esposti alcuni sono usciti dai depositi per la prima volta. È il caso del sarcofago riccamente decorato di Padimut, nella foto, databile ai primi secoli del I millennio a.C. «Quando gli oggetti sono tornati dalla Cina mi sono detta che sarebbe stato bello mostrare anche ai fiorentini la ricchezza della raccolta egizia cittadina. Mi è sembrato un buon modo per concludere una carriera di trentanove anni spesi a valorizzare una collezione che in Italia è seconda soltanto a quella di Torino».

Francesco Tiradritti