Luce luce luce

Cortesi Gallery presenta fino al 15 novembre «Heinz Mack: il respiro della luce», prima ampia monografica in Italia dell’artista tedesco (1931) curata da Francesca Pola. L’opera di Mack sinora è arrivata in Italia soprattutto con le mostre del Gruppo ZERO, di cui nel 1957 è stato il cofondatore con Otto Piene, eppure, la sua prima personale si tenne proprio a Milano nel 1960, alla Galleria Azimut, invitato da Enrico Castellani e Piero Manzoni, che con il Gruppo ZERO erano in stretto contatto. La mostra attuale (il catalogo, Skira, sarà presentato il 24 ottobre alla presenza dell’artista) si pone dunque nel solco di quella, presentando attraverso opere miliari, molte di grandi dimensioni, tutto il suo lavoro fino al 2018. Dal «Lichtrelief» (rilievo luminoso), 1959, dedicato a Manzoni ed esposto da Azimut, e altre opere di quel ciclo, si passa ai dipinti delle «Dynamische Struktur», il cui tema è, ancora, la vibrazione luminosa, qui però declinata pittoricamente e con una cromia di bianchi, grigi e neri. È la luce, infatti, l’oggetto primario dell’investigazione di Mack: in mostra lo confermano anche le due grandi sculture «Stele», 1966, e «Archangel Michael and Gabriel», 1972. Tornato dal 1991 alla pittura, Mack crea le monumentali «Chromatische Konstellation» (una, del 2016, nella foto), con colori puri disposti in composizioni prive di ogni altro referente se non l’energia luminosa, qui accompagnate da sculture recenti sullo stesso tema.

Ada Masoero