La Cina di Cartier-Bresson

Gli scatti di Henri Cartier-Bresson realizzati in Cina tra gli anni ’40 e ’50 sono esposti dal 15 ottobre al 2 febbraio in una mostra tematica alla Fondation Henri Cartier-Bresson: «Cina 1948-49/1958». Due i momenti storici documentati dal grande fotografo francese, scomparso nel 2004 a 95 anni: la nascita della Repubblica popolare nel 1949 e più tardi, nel 1958, il «grande balzo in avanti» di Mao Tse-tung. Il museo parigino, nella nuova sede di rue des Archives, allestisce più di cento stampe vintage e numerosi documenti d’archivio. Ci sono anche immagini molto famose, che hanno contribuito a scrivere la storia del fotogiornalismo, come gli scatti della Città Proibita del 1948 e «Corsa all’oro», scattata nelle strade di Shanghai alla caduta del Kuomintang, nel dicembre 1949, che fu pubblicata dalla stampa internazionale. Henri Cartier-Bresson, che aveva da poco contribuito a fondare l’agenzia Magnum con i colleghi Robert Capa e David Seymour (nel 1947), finì col restare dieci mesi in Cina, a Nanchino e soprattutto a Shanghai, tra il 1948 e ‘49. Ne scaturì «molto più di un semplice reportage, ha scritto lo storico della fotografia e curatore della mostra Michel Frizot, ma un ricco corpus fotografico e documentaristico che fornisce anche uno spaccato delle pratiche di una delle maggiori figure della fotografia». HCB tornò in Cina dieci anni dopo e per quattro mesi attraversò il Paese. Vi registrò gli effetti della Rivoluzione culturale di Mao, l’industrializzazione delle regioni rurali e lo sfruttamento dei lavoratori.

Luana De Micco