E il folk conquistò Downtown

Senza Edith Gregor Halpert (1900-70) il mondo dell’arte newyorkese non sarebbe lo stesso. Nel 1926, la giovane emigrata di Odessa fondò la Downtown Gallery, prima galleria nel cuore del Greenwich Village. Dal 18 ottobre al 9 febbraio il Jewish Museum le rende omaggio con la mostra «Edith Halpert e l’ascesa dell’arte americana» a cura di Rebecca Shaykin, che ha selezionato un centinaio di opere d’arte contemporanea e folk, tra i lavori degli artisti dalla Halpert rappresentati, e quelli della sua collezione personale, riunita per la prima volta dopo la vendita del 1973. Nelle brochure dell’inaugurazione si leggeva che la galleria non aveva «nessun pregiudizio per nessun movimento o scuola. Il suo criterio di selezione …[era] basato sulla qualità, non sulla tendenza del momento». Promosse l’arte contemporanea europea così come quella americana, che al momento non aveva ancora sostenitori né tra i critici né tantomeno tra galleristi e collezionisti, ma al tempo stesso l’arte folk americana che non aveva trovato spazio nel mondo delle arti «colte». Grazie alla Halpert hanno avuto un posto di rilievo nel Pantheon dell’arte moderna Elie Nadelman e Max Weber, Stuart Davis, Charles Sheeler, Yasuo Kuniyoshi, Ben Shahn, Jacob Lawrence e Georgia O’Keeffe. Tra i collezionisti che frequentavano la Downtown vi erano Abby Aldrich Rockefeller (tra i fondatori del MoMA) che ne divenne la più entusiasta cliente, conevrtendosi al collezionismo dell’arte folk. O ancora Duncan Phillips, fondatore della Phillips Collection di Washington o Electra Havemeyer Webb, che diede vita allo Shelburne Museum. Nella foto, Edith Halpert alla Downtown Gallery in una fotografia per «Life» del 1952 insieme ad alcuni dei giovani artisti americani da lei promossi.

Viviana Bucarelli