Dopo il disegno la scultura

Zurigo (Svizzera). Fino al 5 gennaio la Kunsthaus di Zurigo presenta «Picasso-Gorky-Warhol»: sculture e opere su carta della collezione privata di Hubert Looser, in cui oltre 70 opere di Surrealismo, Espressionismo astratto, Arte povera e Minimal, Pop art e Modernismo sono legate fra loro dal gioco di linee e trame che dal disegno porta alla plasticità della scultura. La mostra rende tangibili il dialogo fra disegno e scultura nel Novecento e fra arte americana ed europea, in perfetta sintonia con la missione della Kunsthaus Zürich che ha ottenuto il deposito permanente di tutti i lavori fino al 2040. Fra le opere più iconiche della collezione, il disegno di grande formato di Arshile Gorky. Nato nell’Impero Ottomano, Gorky emigrò negli Usa nel 1920 e si unì al Surrealismo americano. Nel foglio della Collezione Looser (1931-33), forse uno dei disegni più importanti degli anni Trenta, Gorky combina elementi figurativi astratti e biomorfici in un’intuizione unica che se da un lato è ispirata da Picasso, dall’altro anticipa l’astrazione molto più tarda di Jackson Pollock. Altrettanto esemplificative dello spirito della collezione sono «Sylvette», scultura dipinta di Pablo Picasso del 1954 (nella foto): costituita da una lamiera sagomata dipinta con pittura ad olio su ambedue i suoi lati, è scultura bidimensionale, e «Head III» di Willem de Kooning del 1973, in cui la testa umana non è raffigurata bensì reinventata nell’opera scultorea come «evento» tattile. Tra le opere più recenti spicca il minimalismo poetico dei disegni dell’americana Roni Horn (1955), sottili immagini intimiste del sé o della natura: fogli di grandi dimensioni che la Horn elabora con pigmenti colorati e penna prima di tagliarli e rimontarli nella tecnica del patchwork.

Giovanni Pellinghelli del Monticello