Design per maragià

Dopo aver studiato lo spirito del Bauhaus (2016) e il lavoro di Gio Ponti (2018), il Musée des Arts Décoratifs continua la sua esplorazione degli anni ’20 e ’30 del Novecento proponendo, fino al 12 gennaio, una mostra sulla figura straordinariamente innovativa di Yeshwant Rao Holkar II (1908-61), maragià di Indore. Educato a Oxford e abituato a frequentare ambienti culturali e artistici europei, il giovane re decide, poco dopo l’incontro nel 1929 con il couturier e collezionista parigino Jacques Doucet, di erigere un palazzo nella sua nativa India dove si sarebbero mescolati lusso, comfort e modernità. Il maragià affida al tedesco Eckart Muthesius la realizzazione del progetto, che avrebbe dovuto trasformare le basi di un edificio preesistente in una nuova residenza privata per sé e per la consorte, maharani Sanyogita Devi. Il palazzo di Manik Bagh (1930-33) viene quindi improntato a una decorazione e un arredo che esaltino i materiali innovativi del tempo, come il metallo, la pelle sintetica o il vetro. Per creare questi interni vengono coinvolti una ventina di designer, i cui risultati sono diventati opere iconiche del Modernismo degli anni ’30, tra cui la poltrona Transat di Eileen Gray, la coppia di poltrone in pelle sintetica rossa con lampade integrate di Muthesius, i letti in metallo e vetro progettati da Louis Sognot e Charlotte Alix per le rispettive stanze della coppia reale o i grandi tappeti astratti di Ivan Da Silva Bruhns, oltre a creazioni di Le Corbusier, Charlotte Perriand, Jacques-Emile Ruhlmann e Jean Puiforcat. «Moderne Maharajah, un mécène des années 1930» verrà scenograficamente allestita nella navata del museo, riunendo per la prima volta più di 500 pezzi per illustrare l’universo di questa mitica dimora, vera e propria «opera totale». Accanto ad arredi e progetti, verranno esposti ritratti, documenti, fotografie d’epoca (nella foto, del 1927 ca, il maragià e la maharani ritratti da Man Ray) e proiettati film inediti realizzati da Eckart Muthesius sulla vita della coppia nel palazzo ma anche sulle cerimonie tradizionali di Indore.

Carla Cerutti