Dal Tigri al Po

Dopo la mostra dedicata all’Islam e all’acqua (cfr. n. 399, lug.-ago. ’19, Il Giornale delle Mostre, p. 18) al Museo di Arte Orientale (Mao) la storia di due città in Mesopotamia, Seleucia al Tigri e Coche-Ctesifonte sulla sponda opposta del fiume, si intreccia con la storia della spedizione degli archeologi torinesi e americani che nel 1964 si trovarono a scavare in quelle due città nell’attuale Iraq. «Sulle sponde del Tigri. Suggestioni dalle collezioni archeologiche del Mao: Seleucia e Coche» (fino al 12 gennaio), rievoca attraverso una quarantina di manufatti l’importanza di Seleucia fondata negli ultimi anni del IV secolo a.C. in quella zona dell’impero che era stata prima degli Achemenidi, poi di Alessandro Magno e infine di uno dei suoi generali Seleuco Nikator. Una zona strategica perché posta all’incrocio tra vie di comunicazioni terrestri e fluviali e punto di incontro tra tradizione greca e influssi mesopotamici e iranici. Sulla sponda opposta del Tigri invece, la città di Coche o Veh Ardashir, chiamata così dal nome del primo grande sovrano dei Sasanidi, dove gli scavi hanno restituito un abitato con botteghe e abitazioni. Ceramiche, terrecotte, vasi in vetro e altri reperti fittili esposti in mostra non sono altro che la quota parte dei materiali scavati e concessi, grazie alla legge di allora, agli archeologi del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino e a quelli dell’Università del Michigan. Non a caso le altre due raccolte esistenti al mondo di reperti provenienti da Seleucia e da Coche si trovano presso il Kelsey Museum di Ann Arbor (Michigan) e presso l’Iraq Museum di Baghdad. La mostra, curata da Vito Messina, Alessandra Cellerino, Enrico Foietta insieme con Claudia Ramasso, è nata nell’ambito del progetto Collezioni (In)visibili del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino grazie al contributo di Fondazione Crt che ha permesso la catalogazione e la digitalizzazione dei reperti da parte degli studenti. Nella foto, frammento di versatoio del II secolo d.C. in ceramica a forma di pesce e proveniente da Seleucia.

Laura Giuliani