Conversazioni virtuose

Berlino. La Gemäldegalerie apre il primo giorno di ottobre la sua nuova mostra «Gerard ter Borch: La conversazione galante. Un capolavoro e le sue virtuose varianti», dedicata all’artista olandese Gerard ter Borch il giovane (1617-81) e al suo più celebre dipinto di genere, per l’appunto «La conversazione galante» di cui esistono diverse versioni conservate in alcuni fra i più importanti musei del mondo. Le due più famose si trovano rispettivamente a Berlino (Gemäldegalerie; nella foto) e ad Amsterdam (Rijksmuseum): per l’occasione i due dipinti verranno riuniti per la prima volta 350 anni dopo la loro separazione e messi a confronto. Il maestro di Zwolle fu forse il più grande del suo tempo nella resa pittorica dei dettagli di stoffe, drappi e ricami che pare di poter accarezzare, anziché dipinti, veri e propri tessuti applicati su tela. Nella serie delle Conversazioni galanti (oltre 24 in tutto, di cui solo le due più famose sono sicuramente sue) che è possibile ammirare nella mostra berlinese è proprio l’abito argenteo della protagonista di spalle a dominare la scena, attirando su questa enigmatica figura di donna l’attenzione di chi guarda. Fu proprio questo particolare del dipinto a essere copiato nel dettaglio, anche isolato, da molti pittori non solo della bottega di Borch; se ne evince la grande popolarità dovuta certo alla sua sensibilità pittorica ma anche all’acume della scelta di un preciso momento da mettere in scena, quello d’una seduzione amorosa colta nell’attimo clou e raccontata in
modo tale da confondere al contempo chi l’osserva dal di fuori.
Fino al 28 febbraio.

Francesca Petretto