Chiamami col tuo nome

Vincitore dell’Hugo Boss Prize nel 2013 e protagonista del Padiglione della Danimarca alla Biennale di Venezia del 2015, il vietnamita-danese Danh Vo (1975) è autore di poetiche installazioni e interventi concettuali che esplorano i temi dell’identità, dell’appartenenza e della migrazione. Materiale grezzo della pratica artistica di Vo è la sua stessa biografia: nato in un Vietnam lacerato dalle cicatrici di una guerra sanguinosissima, l’artista, all’età di quattro anni, abbandona con la famiglia la terra natia su una barca costruita a mano, scampata al naufragio grazie al soccorso di un mercantile danese. Nel corso della sua carriera da artista, Vo ha sposato e divorziato da amici e conoscenti al fine di aggiungere i loro cognomi al proprio: una critica alla consuetudine di modificare e riordinare i nomi degli immigrati nei Paesi che li accolgono, come accadde allo stesso Vo al suo arrivo in Danimarca. Per la sua nuova mostra alla South London Gallery di Londra (fino al 24 novembre), la prima a occupare entrambi gli spazi dell’istituzione britannica (sia la Main Gallery che la Fire Station, quest’ultima recentemente ristrutturata), l’artista presenta un progetto collaborativo, composto da lavori realizzati in dialogo con diversi individui: il padre, il compagno, il professore, amici, studenti, bambini e altre persone con cui Vo è entrato in contatto durante il processo creativo. Il progetto include anche un’opera prodotta per gli esterni della vicina Pelican Housing Estate, complesso residenziale popolare. Parallelamente al progetto alla SLG, la sede londinese della galleria Marian Goodman presenta una mostra di nuove opere di Vo, dal titolo «Cathedral Block Prayer Stage Gun Stock» (fino al primo novembre).

Federico Florian