Una Turchia allargata

Istanbul (Turchia). La quattordicesima edizione di Contemporary Istanbul, la più importante fiera turca che si tiene dal 12 al 15 settembre nella storica sede del Centro congressi «Lutfi Kirdar» con vista sul Bosforo, nasce all’insegna del cambiamento. Lo ha spiegato a «Il Giornale dell’Arte» la nuova curatrice, Anissa Touati, francese che vanta esperienze pregresse soprattutto sudamericane e a cui è stato affidato il compito di ripensarne la visione concettuale ed estetica, per portare novità e freschezza. Ha infatti immediatamente rivisto i criteri di selezione delle gallerie invitate, che saranno circa 60 e ugualmente divise tra turche e internazionali (nessuna italiana). «A partire da quest’anno, precisa la Touati, abbiamo deciso di privilegiare quelle provenienti dalla Turchia allargata, dai Paesi vicini a una Turchia percepita come hub geopolitico ma anche culturale; per quanto riguarda invece gallerie dell’Europa occidentale, abbiamo guardato non a quelle affermate ma a quelle che ci sembrano più innovative e promettenti per il futuro».

Qualche nome: la palestinese Zawyeh, la romena Mobius, la georgiana Project Heartbeat, la francese Crève-cœur già presente all’Art-O-Rama di Marsiglia. Una delle novità di Contemporary Istanbul 2019 è infatti la scelta di un tema e il gemellaggio (gallerie, panel, discussioni incrociate) con un’altra fiera internazionale: quest’anno è toccato al Mediterraneo come spazio storicamente unificato e alla mostra marsigliese. Il calendario di eventi paralleli è particolarmente nutrito e ricco di spunti. Sono previsti uno spazio per le sculture all’aperto su tre terrazze a ricordare il giardino dell’Eden, residenze d’artista presso la Art Factory e performance in luoghi solitamente poco accessibili (come in una sinagoga di Galata), una sezione dedicata ai nuovi media e alle arti digitali e un’altra alle nuove acquisizioni di collezionisti turchi. L’obiettivo è di favorire la cooperazione tra galleristi e artisti al di là dei confini nazionali, con la Turchia al centro.

Giuseppe Mancini