Una fantastica «bomba»

Lorenzo Lapiccirella ricorda com’era la prima Biennale, nel 1959 in Palazzo Strozzi: «Che entusiasmo (e che paura) quell’enorme stand»

Firenze. Lorenzo Lapiccirella, 92 anni, rappresenta una memoria storica della Biennale fiorentina. È forse l’unico antiquario a poterci fornire testimonianze dirette di quella prima edizione, svoltasi nel 1959 in Palazzo Strozzi.

Come nacque l’idea della Biennale e in che clima? Quale lo spirito dell’iniziativa e come la percepì lei, molto giovane, coinvolto nell’«avventura»?

I fratelli Bellini, Giuseppe e Mario, avevano da tempo questa idea, spinti dalla grande moda e interesse che l’antiquariato riscuoteva a tutti i livelli. Sostenuti politicamente, così come dal Comune (il sindaco era Piero Bargellini), riuscirono a fare «scoppiare» questa fantastica «bomba» anche grazie alla partecipazione di colleghi internazionale molto importanti.

Io ero da poco nel mondo dell’antiquariato, mi ero sempre occupato di libri e stampe antiche e solo pochi anni prima avevo inaugurato la galleria di antiquariato in  Borgognissanti;  fui direttamente invitato dai due fratelli che mi misero a disposizione un enorme stand vicino a loro. Ero entusiasta di questa grande novità. Il successo fu immediato, sostenuto da un grande battage di stampa, divenne ben presto un successo della Grande Italia di risonanza internazionale

Oggi molto è cambiato. Qual è il rapporto tra la città e il pubblico internazionale prima e adesso? 

Nel 1959 questa mostra fu un grande successo, creò un interesse nell’antiquariato mai visto prima e il grande clamore  dette inizio a una serie di mostre in tutta Europa; non a caso la mostra fiorentina viene definita la prima nel mondo! A Firenze arrivarono i grandi clienti internazionali, attori, registi, industriali, personaggi pubblici e volti noti, la città fu invasa da grandi collezionisti, antiquari e curiosi. Oggi il mercato è diverso, il pubblico è attratto dal contemporaneo ma soprattutto, causa anche la legge sulla tutela delle opere d’arte, il grande pubblico del collezionismo internazionale si diletta ad acquistare alle grandi fiere internazionali all’estero.

Che cosa pensa dell’introduzione dell’arte contemporanea, scelta già da Pratesi e ora da Moretti?

Il mondo si evolve o involve a seconda dei punti di vista, ma comunque va avanti. Sono decenni che gli antiquari espongono alle grandi mostre opere antiche accostate al moderno. Lo ha fatto spesso mio figlio Damiano, gli amici Longari, Giovanni Pratesi e molti altri. Il 1990 a me appare un limite un po’ troppo avanti ma…ai posteri l’ardua sentenza!

E sulla libera circolazione delle opere d’arte prima e ora? 

La circolazione dei beni culturali è sempre stata difficile, ma direi che in quegli anni lo era ancora di più. La Biennale aveva messo in luce l’Italia e i suoi raffinati antiquari ma la legge del ’39 sulla tutela era troppo giovane per essere ben usata. Era sufficiente esporre o chiedere l’esportazione di un’opera di una certa qualità, non necessariamente un grande nome, per attirare l’attenzione dei funzionari e la mannaia della notifica. Oggi non è più cosi, c’è un rapporto con le istituzioni diverso e un’attenzione al mercato, da parte degli uffici, che permette comunque a un gruppo di coraggiosi colleghi di esporre all’estero il made in Italy di grande livello.

Qualche suo ricordo «affettivo» o ufficiale?

Nel 1959 avevo solo 32 anni. Il mio pensiero fu l’immenso stand;  dedicai due pareti a due splendide e rare librerie dipinte del XVIII secolo. Fecero scalpore e dopo poche ore furono acquistate da quello che era a suo tempo uno dei più grandi collezionisti italiani. Pensai: chi ben comincia è a metà dell’opera. E furono giorni fantastici.

Laura Lombardi