Tomás è l’uomo ragno, Dominique la Callas

Nel Museo Thyssen entra l’arte contemporanea di Francesca Thyssen

Madrid. Le ragnatele di Tomás Saraceno (Argentina, 1973) che stanno trionfando in mezzo mondo, dal Palais de Tokio di Parigi alla Biennale di Venezia, si potranno vedere a Madrid dal 24 settembre al primo dicembre nella mostra «More than humans». Si tratta della prima collaborazione dopo la firma di un importante accordo (cfr. articolo a p. 21) tra TBA21, la collezione di Francesca Thyssen e il Museo Thyssen di Madrid, creato da suo padre, il barone Heinrich Thyssen, che mette fine ad anni di dissapori.

La rassegna, curata da Stefanie Hessler, riunisce opere di Dominique Gonzalez-Foerster e Tomás Saraceno, che invitano lo spettatore a riflettere su questioni inerenti all’impatto sociale della tecnologia e all’importanza del pensiero collettivo nel mondo animale. È il caso delle installazioni di Saraceno, pioniere nello studio delle ragnatele, strutture complesse che assomigliano a piccoli universi e sfidano la logica di molte delle costruzioni architettoniche umane. Per realizzare questi studi, Saraceno ha sviluppato una tecnica di scansione che consente di ottenere immagini dettagliate e tridimensionali delle ragnatele, che poi riproduce a misura umana amplificando le loro vibrazioni, come se fossero strumenti musicali, in modo da essere udibili dal pubblico. 

I paesaggi fantasmagorici dell’artista argentino dialogano con un’installazione di Dominique Gonzalez-Foerster, che fa parte della serie in cui l’artista adotta l’identità di personaggi famosi scomparsi. In questo caso si trasforma in Maria Callas e sincronizza il movimento delle sue labbra con alcune delle sue arie più famose. Proiettata nello spazio buio, la figura sembra reale (al contrario delle ragnatele che sembrano proiezioni), creando un interessante gioco tra realtà e finzione. La mostra, che segna l’ingresso dell’arte contemporanea nel Museo Thyssen, è in realtà la terza collaborazione dell’istituzione con TBA21, che ha iniziato timidamente l’avvicinamento al museo nel 2018 con un video immersivo di John Akomfrah sui cambiamenti climatici e l’anno seguente con due installazioni del cineasta indiano Amar Kanwar.

Roberta Bosco