Talent show

La Biennale Paris, ora annuale, tenta (tra le polemiche) il rilancio «accorciandosi» ma varando nuove sezioni

La Biennale Paris torna al Grand Palais dal 13 al 17 settembre con una partecipazione italiana molto bassa. Già lo scorso anno le gallerie italiane presenti erano solo tre. Quest’anno sulla settantina di espositori presenti, solo uno è italiano: Jerome Zodo di Milano, che ha aperto una sede a Londra nel 2015. Anche gallerie habitué di Parigi, come Robertaebasta e Bottegantica, entrambe di Milano, hanno preferito saltare l’appuntamento parigino per privilegiare la Biennale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini a Firenze. Se sul piano italiano, Parigi risente della concorrenza di Firenze, sul piano internazionale pesa il successo di fiere come Brafa e Tefaf. La rassegna parigina tenta di rilanciarsi da quando è diventata a cadenza annuale, circostanza che ha scatenato una profonda crisi interna. Ci sono dunque alcune novità. Per il 2019 è stato scelto un formato più breve (5 giorni invece di 9) per rispondere alle esigenze di calendario degli espositori, in un periodo autunnale molto intenso, e un nuovo allestimento, che permette di ridurre le dimensioni degli stand e quindi dei costi (molto elevati sotto la vetrata del Grand Palais, che il prossimo anno chiuderà per lavori fino al 2023). Inoltre le date del salone sono state leggermente posticipate. L’edizione 2019 crea una nuova sezione, Nuovi Talenti, introduce una baseline che mescola francese e inglese, The Universelle Art Fair, e apre per la prima volta le porte all’arte aborigena australiana (con la Aborigène Galerie di Parigi). Tra i galleristi presenti, non mancano alcuni pesi massimi parigini come Berès, Steinitz e Brame & Lorenceau, la newyorkese Rosenberg & Co, Costermans di Bruxelles e Dreyfus di Basilea. Il Barhein è l’ospite d’onore. Ma a due mesi dall’inaugurazione, la rassegna è stata al centro di una nuova polemica: a luglio la Compagnie nationale des experts (Cne) ha comunicato che si sarebbe ritirata dalla copresidenza della Commission d’admission des objets (Cao), che si occupa dell’operazione di vetting. Per la Cne, l’organizzatore della rassegna, il Syndicat National des Antiquaires (Sna), «è stato portato a fare scelte, in particolare nella selezione degli espositori, che non ci sembrano adeguate alla missione che ci era stata affidata nel 2017». Poche ore dopo, lo Sna ha messo a tacere le critiche garantendo che un «centinaio di esperti» assicurerà il vetting a settembre. Altra novità infine è la collaborazione con l’Art Loss Register.

Luana De Micco