Sentinelle di porfido

Firenze. La Colonna Traiana, il monumento che l’imperatore Traiano fece erigere intorno al 114 d.C. nel cuore di Roma per celebrare la conquista della Dacia, è composta da 29 enormi blocchi di marmo estratti dalle cave Apuane, condotti al porto di Luni e imbarcati su navi marmorarie, scaricati al porto fluviale sul Tevere e infine trascinati nei Fori, dov’era il cantiere. Alla straordinaria vicenda costruttiva del monumento romano è dedicata la mostra «L’arte di costruire un capolavoro: la Colonna Traiana» allestita fino al 6 ottobre nella Limonaia Grande del Giardino di Boboli a cura di Gabriele Di Pasquale, frutto della collaborazione tra Gallerie degli Uffizi e Museo Galileo. Grazie all’intreccio  tra fonti letterarie, archeologiche, epigrafiche, iconografiche e numismatiche, emerge così, come nota Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo, «l’ingegno, la sapienza tecnica e il lavoro degli uomini che resero possibile quel conseguimento». La scelta di Boboli, spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, è legata ai due Daci, sentinelle di porfido poste a guardia dell’accesso al Giardino, «che forniscono la prova più evidente del destino che lega il Giardino alla Colonna Traiana e al suo mito». Boboli stesso è una sorta di traduzione rinascimentale degli horti imperiali che circondavano Roma. Oltre ai modelli in scala della Colonna Traiana e a quelli delle macchine impiegate nella costruzione, troviamo una selezione di reperti originali, grazie a generosi prestiti da oltre 20 musei (rilievi, mosaici, strumenti scientifici, parti 

di macchine da cantiere), nonché l’arazzo che raffigura Traiano mentre discute con Apollodoro di Damasco, autore del progetto della Colonna (nella foto, scena dell’ingresso in porto dal mosaico «delle barche» del II secolo d.C., copia del 2010 dell’originale conservato nel Museo della Città Luigi Tonini di Rimini).

Laura Lombardi