Massimiliano, Felix Austria

I 500 anni della morte dell’imperatore, da Vienna al Met

Innsbruck (Austria), Vienna, Wels (Austria), Castel Tirolo (Bz), New York. Il 2019 è anno di centenari: non solo i 500 anni della nascita di Caterina de’ Medici o della morte di Leonardo ma anche gli stessi della morte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, figura meno nota e popolare del nipote Carlo V ma come lui fondamentale alla creazione della potenza austriaca e dell’immaginario asburgico. Se fu suo padre Federico III a coniare i due più celebri motti della Casa d’Austria, AEIOU (Austriae Est Imperare Orbi Universo) e «Bella Gerant Alii, Tu Felix Austria Nube», fu Massimiliano a metterli in pratica con l’avvio di quell’impero «su cui non tramontava mai il sole» grazie alla politica matrimoniale che in tre generazioni portò nelle mani asburgiche, accanto ai domini ereditari (Austria, Stiria, Carinzia, Tirolo e Gorizia) le Fiandre e la Borgogna, la Boemia e l’Ungheria, la Spagna e le Americhe. Perciò il Maximilianjahr 2019 vede dedicare a Massimiliano mostre in Austria, Italia, Germania e Stati Uniti, a partire da «Massimiliano I. Esordio nella Modernità» alla Hofburg di Innsbruck (fino al 12 ottobre, dopodiché sarà convertita in mostra permanente), centrata sui cambiamenti socioculturali a dimensione europea che segnarono il passaggio dal Medioevo all’Età Moderna durante il regno di Massimiliano: alla sua morte, nel 1519, era stata scoperta l’America, inventati i caratteri tipografici da stampa e si era imposto l’Umanesimo. Fino al 30 ottobre «Massimiliano I. In lode e ricordo perpetuo» allo Schloss Ambras di Innsbruck, dedicata alla collezione d’arte creata da Massimiliano, esteta e mecenate avido e curioso ma anche politico per strategici intenti celebrativi ed autopromozionali, e poi ereditata e ampliata dal pronipote Ferdinando II conte del Tirolo (1529-95). Massimiliano impiegò artisti come Albrecht Dürer, Hans Holbein il Vecchio, Hans Burgkmair, Albrecht Altdorfer, Lucas Cranach Sr. (in primis con il grande triplo ciclo di xilografie del «Trionfo di Massimiliano» e la tomba monumentale, avviata dall’imperatore e completata dal pronipote) e creò la manifattura imperiale di arazzi su modello fiammingo (per matrimonio era anche duca di Borgogna e conte di Fiandra). 

Alla faraonica commissione di Massimiliano ai migliori incisori del suo tempo del «Trionfo di Massimiliano» sono dedicate le mostre «Imperatore, Riformatore, Uomo», al Castello di Wels fino al 27 ottobre, e «Maximilianus, L’Arte dell’Imperatore», fino al 3 novembre a Castel Tirolo (BZ): a Wels è esposto il «Corteo Trionfale», il secondo ciclo (1516-18, 139 fogli, in tutto 54 m di lunghezza) affidato da Massimiliano ad Albrecht Dürer, Albrecht Altdorfer e Hans Burgkmair; a Bolzano il primo e terzo ciclo, ovvero «L’Arco Trionfale» (1512-15, 36 fogli) e il «Carro Trionfale» (1522, 8 fogli).

Fino al 3 novembre, la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna dedica «L’imperatore Massimiliano I. Un grande Asburgo» alla bibliofilia di Massimiliano, collezionista sia delle prime edizioni a stampa create da Gutenberg e dai suoi coevi sia di antichi codici miniati, manoscritti e miniature (brilla il Libro d’Ore di Maria di Borgogna, sua moglie) accanto alle sue innovative curiosità, fra cui i geroglifici  e l’astronomia. 

Si chiude, e fuori d’Europa, con «The Last Knight», mostra che il Metropolitan Museum di New York dal 7 ottobre al 20 gennaio centra su Massimilano «Ultimo cavaliere» (com’era detto ai suoi tempi) e la sua passione per le preziose e sontuose armature da guerra e da parata (quest’ultime lavorate a sbalzo e ageminate di metalli preziosi e perfino avorio, ebano, madreperla e corallo), passione che con le committenze di Massimiliano (e di tutti gli Asburgo successivi) diede enorme impulso all’arte armoriale a Milano, Mantova, Innsbruck e Norimberga. In mostra oltre 180 oggetti da più di 3 collezioni pubbliche e private in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti: accanto alle armature disegni, stampe, dipinti, sculture, vetriate, arazzi e la serie completa dei 18 rilievi in arenaria commissionati da Massimiliano per la facciata del Goldenes Dachl (la loggia della Hofburg di Innsbruck, dal tetto di tegole dorate), che per la prima volta lasciano Innsbruck.

Giovanni Pellinghelli del Monticello